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Me, myselfie and I

da Dr. Andrea Armenti

La parola “Selfie”, deriva dalla lingua inglese Self Portrait (auto ritratto), ed inizia a diffondersi agli inizi degli anni 2000, di pari passo con la diffusione dei social network, rappresentandone, il biglietto da visita. I Selfie, costituiscono infatti, la forma più diretta di presentazione.

La rivoluzione di cui sono causa sta nel fatto che si possa vedere il risultato ancora prima di scattare. Questo cambia tutto, perché il mondo intorno a noi passa da essere qualcosa da immortalare allo sfondo della nostra vita. Finalmente si può essere dentro lo scenario senza dover chiedere a qualcuno di farci una foto che, nove volte su dieci, non ci sarebbe piaciuta.


I Selfie: una forma di linguaggio moderna

Il selfie è diventato con il tempo linguaggio, un modo per attestare la nostra quotidianità, fissare i momenti che riteniamo più interessanti: viaggi, aperitivi, amori.

Tutti si fanno i selfie: premi Oscar, politici, modelle, il postino, lo studente, persino gli over 60.. e continueremo a farne sempre di più, perché quella piccola scarica di ego che ci regalano a volte è tutto ciò che ci vuole per coccolarci un pò.

Questo senza contare le celebrità che hanno usato il selfie come base per costruire il loro impero di influenza, concedendo una finestra sulle loro vite che ha fatto impazzire i followers.


La storia del Selfie

La parola Selfie nasce nel 2005, coniata dallo scrittore Jim Carrie. Inizia però ad essere in voga nel 2010, con l’uscita dell’Iphone 4, il primo cellulare con la fotocamera anteriore.

Molti studiosi hanno confermato che il primo selfie è stato scattato nel dicembre del 1920 a New York sul tetto del Marceau Studio sulla Fifth Avenue, poco distante dalla Cattedrale di St. Patrick. La foto mostra cinque fotografi baffuti con in mano una macchina fotografica antidiluviana (se volete potete leggere l’articolo1)

Ovviamente, come tutti i periodi storici, anche questo ha avuto i suoi momenti bui: la famigerata duckface, ossia quella posa con le labbra protese quasi a voler lanciare un bacio nel tentativo (fallito) di apparire seducenti o autoironici. Oppure i filtri, che a seconda di come vengono utilizzati possono far apparire bambole di porcellana persone che hanno rughe più profonde del Grand Canyon, oppure ci mettono le orecchie da cane e dopo 30 secondi non fanno già più ridere nemmeno a noi stessi. Per non parlare di tutta la gente che ogni anno muore cercando il selfie più estremo.

Quindi, se da una parte, il selfie rappresenta l’espressione perfetta di un’epoca egocentrica che ci permette di decidere, attraverso una comunicazione non verbale, di essere chi e ciò che vogliamo e di scrivere la nostra storia, (che sia vera o finta, tragica o divertente) dall’altra parte ci obbliga ad essere sempre perfetti, presentabili e degni di attenzione.

In realtà, però, siamo sempre stati angosciati dal giudizio altrui e già prima del 2000 eravamo alla ricerca dell’approvazione esterna. Adesso si è solo allargato il campo da gioco: quest’approvazione si ricerca nel maggior numero di persone possibili da portare all’interno della nostra bolla comunicativa ( i like sotto ogni
post)


Selfie e filtri

Lo scopo di questo articolo è quello di capire se, pubblicare selfie, con e senza fotoritocco, provoca cambiamenti dell’umore e della percezione di sé. Dopo un’accurata analisi della letteratura presente, è stato individuato uno studio scientifico che mostra importanti cambiamenti d’umore. Ve lo illustro:

Alcune studentesse sono state assegnate, in modo del tutto casuale, a 3 gruppi sperimentali:

1 GRUPPO: Le donne dovevano scattare un selfie e pubblicarlo senza effettuare modifiche

2 GRUPPO: Bisognava scattare un selfie e pubblicarlo su un social con la possibilità di effettuare modifiche o utilizzare filtri.

3 GRUPPO: il selfie poteva essere modificato ma veniva pubblicato su un gruppo di controllo esterno ai social.

Dallo studio è emerso che le donne che hanno pubblicato selfie sui social media hanno riferito di sentirsi più ansiose, meno sicure e meno attraenti fisicamente rispetto a quelle del gruppo di controllo.

Questa condizione è addirittura aumentata per coloro che hanno dovuto postare la propria foto senza alcun tipo di ritocco o filtro2.

Filtri e psiche

La presenza di filtri, influenza notevolmente la percezione di sé, fornendo quel coraggio e quel pizzico di autostima che a volte manca. La delusione di sentirsi rifiutati genera un’emozione negativa superiore, per entità, alla soddisfazione di sentirsi accettati.

“Da un punto di vista evolutivo infatti, piacere agli altri è l’equivalente dell’essere accettati dal branco e questo è legato a maggiori probabilità di protezione e, dunque, di sopravvivenza”(leggi l’articolo)3.

Quando ci guardiamo allo specchio, abbiamo di base una nostra immagine del sè che non corrisponde a ciò che vedono gli altri ma che ci caratterizza e ci rende unici (con il nostro stile ed i nostri gusti).Un bisogno naturale di piacere è quindi normale ed universale, ma nei social questa necessità di “approvazione” è esponenziale.

L’editing ha fatto si che si possano postare foto che un tempo non avremmo mai postato (occhi chiusi, brufoli, macchie ect) quindi la persona utilizza i filtri e fa modifiche alle foto per apparire (in teoria) più bello e per prendere più “like”. Tutto ciò fa si che si crei un circolo vizioso e ansiogeno che ti porta a credere che senza quel filtro non sei bello.


Selfie e Chirurgia Plastica

In questo contesto, la chirurgia plastica riesce a rendere reale e duratura l’immagine che la persona ha di sè ed è proprio per questo che, secondo l’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, c’è stato un aumento significativo, ed altamente preoccupante, di richieste di piccoli interventi “migliorativi” tra gli under 30, ispirati dai filtri dei social network4.

L’uso o abuso di questi filtri, infatti, crea una vera e propria dissociazione tra la realtà e la propria immagine davanti allo specchio, tanto da spingere sempre più frequentemente all’aiuto del chirurgo.

E’ proprio per questo, che sia Google che Instagram, già dal 2019, con le nuove linee guida basate sulla trasparenza, hanno iniziato a bannare tutti i filtri che provocano un cambiamento della morfologia e dei volumi del viso5.


Conclusione

Quale sarebbe la conclusione di tutto questo? Beh, Instagram dovrebbe rimuovere tutti i filtri presenti sulla piattaforma per far capire al singolo che la realtà che vive è “distorta” e spesso molto lontana dall’oggettività dei fatti; i chirurghi plastici dovrebbero smettere di effettuare trattamenti che alterino le caratteristiche naturali della persona e noi tutti ci dovremmo apprezzare per quello che siamo, con i nostri pregi e soprattutto con i nostri difetti.

Ma la verità è un’altra: Instagram non eliminerà mai del tutto i filtri dal social network, i chirurghi non saranno mai disposti a perdere il proprio lavoro e le persone non rinunceranno mai ai propri sogni.


Bibliografia

1 Jennifer S Mills ,”Selfie” harm: Effects on mood and body image in young women.2018 Dec;27:86-92.

2 https://www.focus.it/cultura/arte/quando-e-stato-scattato-il-primo-selfie

https://d.repubblica.it/life/guida/come_non_dare_peso_al_giudizio_altrui_accettare_critiche_psicologia 4083149/

https://www.aafprs.org/AAFPRS/News-Patient-Safety/Annual_Survey.aspx

5 https://help.instagram.com/477434105621119

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